Meeting internazionale sull'acido folico – conclusioni degli esperti



La vitamina B9 (acido folico) aiuta a prevenire malformazioni del feto ed è quindi consigliata a donne in età fertile. Su questo gli esperti sono d’accordo, ma solo su questo. Sulla sua utilità per prevenire altre patologie e su sue possibili controindicazioni per la salute, scienziati italiani e americani si sono confrontati con ipotesi molto diverse nel corso del Meeting Internazionale appena conclusosi presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma: “Folic Acid: State of the Art”. “Abbiamo dei dati che riguardano la popolazione degli Stati Uniti – dichiara Robert Russell, membro della U.S. National Institute of Health – secondo cui dopo la fortificazione di cibi con acido folico sono stati registrati aumenti dell’incidenza di tumori precoci al colon e alla mammella. La questione è quindi se l’acido folico abbia un impatto sui tumori. Ad oggi non sembra che l’assunzione eccessiva di acido folico possa dare origine a nuove neoplasie ma è possibile che stimoli la crescita di piccole neoplasie già esistenti”. Russel però precisa: “Indubbiamente la fortificazione di cibi ha ridotto l’incidenza di malformazioni del tubo neurale nei neonati. I dubbi che sorgono riguardano invece l’assunzione di acido folico da parte della popolazione anziana. Non sono quindi in generale contro integratori o cibi fortificati con acido folico, ma è necessario tenere sotto osservazione il fenomeno”.   Sull’assunzione di vitamina B12 e acido folico in età avanzata, Paolo Maria Rossini, Primario di Neurologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, osserva da un altro punto di vista che “un’assunzione integrativa di acido folico e vitamina B12 può rendersi necessaria nell’anziano a causa della riduzione della capacità di assorbimento di queste sostanze a livello gastrico e come conseguenza dell’impoverimento della dieta per difficoltà masticatorie e altro. Il loro deficit aumenta infatti il rischio d’incidenza di due patologie già di per sé connesse all’invecchiamento: demenza e degenarazione dei nervi periferici”.   Con la fortificazione dei cibi mediante acido folico e la diffusione d'integratori alimentari, gli Usa hanno assicurato in dieci anni il fabbisogno quotidiano al 70 per cento della popolazione. L’incidenza di malformazioni congenite è scesa contestualmente del 19 per cento, in Canada del 40 per cento e in Argentina addirittura del 58 per cento. Ma Jacob Mason, Nutrizionista della Tufts University di Boston, ha osservato di contro durante il Meeting: “Abbiamo evidenze sperimentali, secondo cui un’assunzione inadeguata di folati riduce il rischio di tumore al colon-retto, mentre l’assunzione eccessiva potrebbe accelerare la carcinogenesi. L’uso di folati va quindi condotto tenendo attentamente in considerazione il rapporto costi-benefici”.   Lo ascolta con attenzione e un po’ di compiacimento per le politiche italiane ed europee Domenica Taruscio, dell’Istituto Superiore di Sanità, che nelle strategie sanitarie del nostro Paese e nella collaborazione alla stesura delle raccomandazioni europee dell’Efsa segue da sempre un atteggiamento di prudenza sulla questione. Almeno un mese prima e tre mesi dopo il concepimento – è la raccomandazione dell’ISS dal 2004 – è necessaria una dieta con molta frutta e verdura ed è consigliato assumere un supplemento di acido folico con un dosaggio di 0,4 milligrammi al giorno disponibile in forma di pastiglie che il Servizio Sanitario Nazionale mette a disposizione gratuitamente. Non bisogna comunque mai superare la dose giornaliera di 1 milligrammo al giorno, soprattutto da parte di bambini e anziani, che sono le categorie più a rischio per quanto riguarda i possibili effetti collaterali di iperdosaggi.   È emersa nel corso del dibattito la necessità di contestualizzare le strategie di promozione dell’assunzione di acido folico alle condizioni di vita e alle abitudini alimentari dei singoli Paesi, che determinano un consumo più o meno elevato degli alimenti contenenti in modonaturale la vitamina B9, ovvero agrumi, kiwi, noci e nocciole, fegato nonché soprattutto verdure come spinaci, rucola, asparagi e broccoli. Così per esempio dei 324.000 casi di nascituri affetti da spina bifida, che si verificano nel mondo ogni anno, 225.000 si concentrano nei Paesi in via di Sviluppo, dove la prevenzione di questa patologia attraverso cibi fortificati con acido folico diviene essenziale. “Alcuni mesi fa – riporta Filippo Ciantia, Responsabile dei Progetti Cooperazione Internazionale per l’Expo 2015 - il Ruanda ha iniziato a introdurre la fortificazione del riso. Altri Paesi hanno avviato in precedenza la fortificazione delle farine. Sono regioni con una popolazione molto giovane e con alta fertilità e molti bambini a rischio di spina bifida. Senza dimenticare che non c’è solo mancanza di acido folico. Due miliardi di persone nel mondo sono carenti di micronutrienti in generale, soprattutto zinco e ferro. L’Italia nel 2015 sarà al centro del mondo per quanto riguarda i tema della nutrizione, dell’agricoltura e dello sviluppo sostenibile. Il convegno di oggi è fondamentale, perché è un passo in questo cammino”. Traducendo i vantaggi della prevenzione in termini economici, Ciantia ha anche ricordato che i costi per la cura di bambini affetti da spina bifida di aggirano intorno ai 10.000 euro all’anno per persona contro i 70 centesimi necessari per la fortificazione di farine con acido folico.   Concordi gli esperti italiani sulla necessità di una più efficace campagna d’informazione sull’acido folico per le donne in età fertile. Solo due su dieci ne assumono nel nostro Paese la quantità consigliata (dati Istituto Superiore di Sanità) e i primi a dover essere sensibilizzati einformati sarebbero gli stessi medici. Le rilevazioni effettuate negli ultimi anni hanno infatti mostrato che la prescrizione di dosi supplementari di acido folico viene fatta spesso ancora troppo tardi, ovvero a gravidanza ormai iniziata, e consigliando in alcuni casi anche dosi eccessive rispetto ai 0,4 milligrammi al giorno indicati dalle raccomandazioni italiane ed europee”.   Per avere maggiori certezze scientifiche sulle molte questioni che restano aperte circa vantaggi e rischi dell’assunzione di acido folico servirebbero maggiori studi e trials clinici. A parte l’ipotesi di una possibile correlazione tra eccesso di acido folico e tumori, si tratta per esempio di capire se questo nutriente possa avere una funzione preventiva rispetto a cardiopatie, difetti degli arti, problemi di tipo urinario, malformazioni rare in campo materno-infantile, aborti ricorrenti e ritardi di crescita intrauterina o distacco di placenta. Un’altra ipotesi su cui gli scienziati si interrogano è se l’assunzione integrativa di acido folico prima del concepimento possa favorire parti plurigemellari.   Ipotesi comunque, solo ipotesi. Gli esperti ci tengono a sottolineare che non c’è ragione di diffondere alcun allarmismo sull’assunzione di acido folico. “È bene che la medicina formuli ipotesi circa possibili controindicazioni per garantire sempre maggiori livelli di sicurezza – dichiara Pierpaolo Mastroiacovo, Direttore dell’International Centre on Birth Defects di Roma -, tuttavia sono solo ipotesi, mentre l’unica certezza scientifica è che l’acido folico, se assunto dalle donne in età fertile nelle dosi consigliate, non presenta alcuna controindicazione e svolge un’importante funzione preventiva per possibili malformazioni del nascituro”.

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