L'ibernazione umana per vivere in eterno?



La voglia di immortalità accende l'interesse pubblico su temi affascinanti e misteriosi come il congelamento del corpo umano o il trasferimento dei sentimenti al proprio clone. Ma è tutta fantascienza?

L'ibernazione umana, chiamata anche criopreservazione, consiste nel tentativo di conservare nel tempo il corpo di una persona mediante il veloce abbassamento della temperatura fino a raggiungere valori vicini allo zero assoluto. Tema di molti film per il cinema e la televisione, ha da sempre affascinato gli animi dei curiosi e stimolato gli studi dei ricercatori tanto che la prima ibernazione venne eseguita nel lontano 1967 in California. Negli anni la tecnica, molto complessa, ha subito alcune modificazioni e aggiustamenti e, attualmente, prevede diverse fasi. Assicurando la ventilazione costante del paziente mediante un apparecchio cardio-polmonare, entro 2 minuti dall'arresto cardiaco vengono iniettati, per via endovenosa, alcuni farmaci che riducono i danni provocati dall'arresto cardiaco. È importante assicurare la più totale integrità del corpo per evitare ulteriori complicazioni. La temperatura del paziente viene monitorata con alcune termosonde: il processo di congelamento inizia con uno spray refrigerante e un bagno di ghiaccio tritato. Inoltre viene somministrato, per via polmonare, un fluorocarbonio a 0 °C che ha la funzione di raffreddare il sangue e, conseguentemente, il cervello. A questo punto il personale medico specializzato nella crioconservazione interviene procedendo con la perfusione: viene introdotto nel sistema circolatorio una soluzione antigelo a base di glicerolo, o una miscela vetrificante. Durante questa operazione il cervello viene monitorato con molta attenzione per scongiurare eventuali emorragie o edemi che comprometterebbero il processo di ibernazione. Quando la temperatura del corpo scende attorno ai 15 °C viene fatta un'incisione della vena o della arteria femorale per aspirare tutto il sangue. L'apparato circolatorio viene quindi lavato con una soluzione salina preraffreddata a 0 °C. Questo fa sì che entro 3 ore la temperatura del corpo scenda ulteriormente attorno ai 9 °C. Con la perfusione il corpo raggiunge i 5 °C. A questo punto viene immerso, protetto da uno speciale involucro, in un bagno di olio al silicone raffreddato a -20 °C. Il passaggio finale è il trasferimento del corpo in un contenitore Dewar, una sorta di grosso thermos riempito di azoto liquido alla temperatura di -196 °C. In queste condizioni è possibile la conservazione a lungo termine.  Immagine - 1 - Un contenitore Dewar. Si presenta come un grande thermos capace di contenere azoto liquido alla temperatura di – 196 °C. Per i cosiddetti crionicisti, coloro che credono fermamente nell'ibernazione umana, la criopreservazione rappresenta una concreta possibilità per il raggiungimento della vita eterna. Sostengono che, oltre ai tessuti e ai processi biologici, vengono congelati anche i sentimenti, i ricordi e le emozioni. Con lo scongelamento è quindi possibile tornare a vivere esattamente come prima del congelamento, magari solo in un'epoca diversa, o felici di essere curati per il male inguaribile che prima rappresentava una condanna a morte. Purtroppo, o per fortuna, la realtà è diversa. La tecnica dell'ibernazione presenta numerosi limiti che attualmente non sono ancora stati superati. Basti pensare alla nostra vita quotidiana: un alimento scongelato non è più congelabile, pena la putrefazione. Questo vuol dire che ci sono molti dubbi per quello che riguarda lo sghiacciamento di un corpo umano: cosa succederà ai tessuti? I singoli organi crioconservati, una volta scongelati, non sono più trapiantabili trascorse 24 ore. La putrefazione è la peggiore nemica dell'ibernazione. Da notare che anche gli embrioni conservati in azoto liquido sono sottoposti ad alcuni limiti: trascorsi 5 anni non hanno più la possibilità di indurre una gravidanza e pertanto vengono distrutti. È evidente che il congelamento provoca profondi cambiamenti a livello tessutale. I responsabili pare siano proprio i cristalli di ghiaccio che vanno a rompere le membrane cellulari, nonostante l'impiego di sostanze criopreservanti come il glicerolo (ha la funzione di mantenere fluide le membrane). L'ibernazione di un intero individuo e il suo successivo ritorno alla vita rimane una pura utopia per il momento. Nonostante questo, i fautori dell'ibernazione umana fanno il seguente ragionamento: la probabilità di resuscitare un corpo ibernato, per quanto piccola, è sempre maggiore della probabilità di resuscitare un corpo distrutto dal tempo trascorso sotto terra; anche una infinitesima probabilità vale l'investimento economico necessario per procedere con la tecnica di crioconservazione. Se poi questa non dovesse funzionare "morto sei e morto rimani" per cui c'è poco da perdere!".  Immagine - 2 - Una scena tratta dal film "L'Attacco dei Cloni", Episodio II di Star Wars.©Lucas Film Al di là dei limiti tecnico-scientifici, l'ibernazione solleva numerose perplessità anche dal punto di vista etico-giuridico. Come si è detto l'intervento deve essere tempestivo subito dopo l'arresto cardiaco. È ovvio che anche per l'ibernazione nascono i problemi associati all'eutanasia e all'espianto degli organi. Attualmente solo negli Stati Uniti è possibile praticare la criopreservazione. Qui infatti sono nate parecchie associazioni crioniciste che hanno sviluppato le attrezzature necessarie all'intervento. Inoltre, negli USA un individuo è considerato morto subito dopo l'arresto cardiaco. In Italia questa pratica non può essere attuata perchè il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria prevede un periodo di osservazione del cadavere di 24 ore dopo l'arresto cardiaco. In questo arco di tempo il corpo subisce danni irreversibili incompatibili con l'ibernazione. Al di là dell'alone quasi fantascientifico che circonda la criopreservazione, la voglia di immortalità stuzzica un po' tutti noi. E quindi cercano di farsi strada altre possibilità, forse altrettanto avveniristiche. Ne è un esempio la clonazione. Ha sollevato e solleva tutt'ora un gran polverone etico la possibilità di produrre cloni, qualunque sia il loro scopo. In realtà esistono dati scientifici che dimostrano che questa pratica non ha un successo garantito: è un'operazione molto complessa, che richiede vari passaggi, e il rischio di fallimento è molto elevato. Inoltre bisogna ricordare che i cloni devono essere considerati come persone vere e proprie, con una forte connotazione genetica identica all'originale, ma che, vivendo esperienze uniche e diverse le une dalle altre, sono caratterizzati da una loro personalità, da loro ricordi, sensazioni, sentimenti. Impossibile dunque pensare di clonarsi all'infinito per non morire mai. Immagine - 3 - Difendiamoci da noi stessi. Un'immagine provocatoria per riflettere sulle potenzialità della scienza. E se riuscissimo a trasferire nel cervello dei cloni tutte le nostre esperienze, i nostri valori, sentimenti, emozioni, ricordi? Impossibile. Almeno per ora. Il cervello è l'organo meno conosciuto del corpo umano. Non si conoscono ancora i suoi meccanismi, le sue potenzialità. E tanto meno si conoscono i segreti per "catturare" queste informazioni e convogliarle in un altro cervello, magari clonato. Siamo ancora molto lontani da ottenere risultati soddisfacenti in questo campo della ricerca così difficile e controverso. Ma è poi giusto cercare l'immortalità ad ogni costo? Sfidare la Natura e la sua sapienza non può che essere controproducente. Bisognerebbe ricordarlo a volte.

Sitografia

ACS - American Cryonics Society http://americancryonics.org Prospect of Immortality www.cryonics.org/book1.html CryoNet - Cryonics Mailing List http://cryonet.org Immortality Institute "For Infinite Lifespans" www.imminst.org Cryonics Europe www.quantium.plus.com Suspended animation - From Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Suspended_animation


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