Il vino ha avuto grande rinomanza fin dall'antichità ed il suo frutto alle origini era considerato il cibo degli dei.
Per questo la vite è sempre stata oggetto di grandi considerazioni e particolari cure da parte dei coltivatori. In Italia si è sempre prodotta molta uva da pasto e soprattutto da vino.
La vitienologia italica comincia per certo con gli etruschi e si sviluppa in seguito con i greci italici ed i romani.
Le varietà sono le più svariate e prelibate che si diversificano a seconda delle tradizioni e dei luoghi di coltivazione.
Oggi, però, i vini del centro-nord d'Italia sono in pericolo.
[inline: 1=Immagine - 1 - Esemplare di vite d'uva]
Immagine - 1 - Esemplare di vite d'uva
Ingiallimento delle foglie, appassimento e caduta anticipata.
Sono questi alcuni sintomi della flavescenza dorata (fd).
Una grave patologia della vite che si va diffondendo dal Triveneto al Piemonte, fino ai confini settentrionali dell'Emilia.
I danni sono ingenti: nei vigneti colpiti le perdite di produzione variano dal 50% al 100% e le piante muoiono nell'arco di due tre anni dopo l'infezione.
La causa di tutto ciò?
Un particolare tipo di batterio, o fitoplasma, importato dalla Francia ormai più di vent'anni fa e per il quale oggi, grazie al Cnr e ad altre istituzioni nazionali, è stato messo a punto un protocollo di diagnosi moderno, accolto dal Ministero delle politiche agricole e forestali.
[inline: 2=Immagine - 2 - Vite colpita da flavescenza]
Immagine - 2 - Vite colpita da flavescenza
"Le analisi che portiamo avanti", spiega Maurizio Conti, direttore dell'Istituto di virologia vegetale (Ivv) del Cnr di Torino, "sono epidemiologiche e molecolari, basate cioè sul rilevamento della presenza del Dna del batterio nei tessuti della pianta.
Le tecniche di laboratorio amplificano prima il Dna fitoplasmico, che in una seconda fase viene identificato e classificato".
E grazie a queste diagnosi gli studiosi dell'Ivv-Cnr sono stati in grado di identificare per la prima volta la presenza del batterio nel Piemonte sud-orientale e nella Liguria orientale.
"In Liguria", prosegue Conti, "la chiamavano la 'moria delle vite', ma non sapevano a cosa fosse dovuta e nel Piemonte sud-orientale abbiamo rilevato tre fitoplasmi nelle viti malate, accertando che quello responsabile dell'epidemia era proprio quello della fd propriamente detta".
[inline: 3=Immagine - 3 - Altra vite colpita da flavescenza dorata]
Immagine - 3 - Altra vite colpita da flavescenza dorata
In Europa la flavescenza dorata è considerata una malattia devastante ed è oggetto di quarantena.
Da questo, purtroppo, deriva che la sua presenza condiziona tutta l'economia di un determinato paese: non è possibile esportare materiale da propagazione e da impianto della vite ed altri prodotti del settore.
E non è possibile produrre vino o vendere il frutto.
Una situazione preoccupante se si pensa che le piante infette non sono 'curabili', dato che non esistono principi chimici che abbiano effetti terapeutici.
L'unico mezzo di contenimento è l'applicazione del Decreto di lotta obbligatoria emanato dal Ministero (DM.31.05.2000 G.U.. 159 del 10.07.2000) che prevede sostanzialmente trattamenti insetticidi contro l'insetto vettore, lo Scaphoideus Titanus, e la distruzione delle piante infette o l'eradicazione totale dei vigneti colpiti.
Per il prossimo futuro, però, il Cnr si propone di studiare i meccanismi molecolari di trasmissione del fitoplasma dall'insetto vettore alla pianta e di mettere a punto mezzi per la diagnosi sierologica, più economica e rapida.
Sitografia
CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche www.cnr.it
NCBI - PubMed.gov - "A novel Bacteroidetes symbiont is localized in Scaphoideus titanus, the insect vector of Flavescence dorée in Vitis vinifera." www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=16461701
Archivio Istituzionale della Ricerca - "A novel bacteroidetes symbiont is localized in Scaphoideus titanus, the insect vector of flavescence doree in Vitis vinifera" http://air.unimi.it/handle/2434/31224



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