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Mercato BESS in Italia: l'accumulo cambia pelle e punta al 2030

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Redazione LSWN 3 agosto 2026 · 6 min di lettura
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Mercato BESS in Italia: l'accumulo cambia pelle e punta al 2030

Lo storage italiano cambia pelle: il residenziale frena, l'utility-scale accelera, il MACSE fissa la rotta verso i 71,5 GWh del 2030.

Moduli di batterie al litio ferro fosfato contenuti all'interno di container installati presso il sistema di accumulo energetico Beech Ridge in West Virginia. Credits By Z22 - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=133273558
Moduli di batterie al litio ferro fosfato contenuti all'interno di container installati presso il sistema di accumulo energetico Beech Ridge in West Virginia. Credits By Z22 - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=133273558

MERCATO BESS (Battery Energy Storage System) in Italia, a che punto siamo?

Nel primo semestre 2026 otto grandi impianti hanno aggiunto quasi la stessa capacità di 57.000 batterie domestiche: il baricentro dello storage si sposta, spinto dal MACSE verso i 71,5 GWh del 2030.

Otto impianti contro cinquantasettemila

Nel primo semestre del 2026 l'Italia ha aggiunto circa 1,35 gigawattora (GWh) di nuova capacità di accumulo elettrochimico, i cosiddetti BESS (Battery Energy Storage System, sistemi di accumulo a batteria), per 593 megawatt (MW) di potenza e oltre 60.000 nuovi impianti. Dietro questi numeri si nasconde però una spaccatura netta, che racconta come sta cambiando il mercato. Una parte consistente degli 1,35 GWh, circa 914 megawattora (MWh) è arrivata da quasi 60.000 piccole batterie abbinate a impianti fotovoltaici, per lo più domestiche. Gli altri 436 MWh provengono da otto grandi impianti stand-alone, cioè batterie a sé stanti collegate direttamente alla rete elettrica. Otto impianti che, da soli, valgono quanto due terzi di tutto il parco residenziale installato nei primi sei mesi dell'anno.

Il caso limite è un singolo sistema entrato in esercizio a febbraio in Sardegna: da solo vale 298 MWh, quasi la metà della capacità aggiunta da tutte le 57.000 batterie domestiche del semestre. Sono i dati ufficiali del registro Gaudì di Terna, il censimento degli impianti connessi alla rete, scaricabili dal portale dati.terna.it.

Un mercato a due velocità

Per anni lo storage italiano è stato soprattutto una faccenda domestica: piccole batterie abbinate ai pannelli, spinte dai bonus e dagli incentivi nel settore dell'edilizia. Quel motore sta rallentando. I sistemi di piccola taglia, sotto i 20 kilowatt, restano un numero molto alto, oltre 57.000 nuove unità nel semestre, ma pesano ormai solo circa la metà della capacità aggiunta (661 MWh). E il ritmo delle nuove installazioni domestiche cala nel corso del semestre, raggiungendo il minimo a giugno.

A tirare la volata è ora l'altro estremo. Appena 2.834 impianti sopra i 20 kW hanno aggiunto 688 MWh, un valore che vale più di tutto il residenziale messo insieme, e i quattro impianti più grandi, tutti oltre i 10 MW, valgono da soli quasi 460 MWh. La maggior parte di questi grandi sistemi è entrata in esercizio dopo essersi aggiudicata contratti nelle aste del Capacity Market (mercato della capacità), il meccanismo con cui Terna stipula contratti di approvvigionamento (di lungo termine) con i fornitori di energia, attraverso il meccanismo delle aste competitive, per garantire la stabilità della rete elettrica evitando in questo modo blackout. Il baricentro si sposta così dagli accumuli diffusi nelle case a pochi, grandi sistemi collegati alla rete di trasmissione.

Il motore della svolta: il MACSE

Dietro questo spostamento c'è soprattutto un meccanismo regolatorio nuovo. Il 30 settembre 2025 Terna ha tenuto la prima asta del MACSE, il Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico: in pratica un mercato a termine in cui il gestore della rete compra oggi la disponibilità futura di batterie, che entreranno in funzione nel 2028. L'asta ha assegnato 10 GWh di capacità, il 100 per cento del fabbisogno messo a bando, concentrati nel centro-Sud e nelle Isole, a fronte di un’offerta superiore di oltre quattro volte la domanda, dati che confermano la necessità di implementare un piano di sviluppo energetico equilibrato e orientato al potenziamento degli accumuli.

Il segnale più forte è arrivato dai prezzi. Il premio di riserva fissato dal regolatore era di 37.000 euro per megawattora all'anno, ma le batterie si sono aggiudicate la gara a un prezzo medio ponderato di quasi 13.000 euro (12.959 euro), circa un terzo del tetto. Un mercato che offre quattro volte la capacità richiesta a un terzo del prezzo massimo è un mercato maturo e competitivo.

Il quadro normativo del meccanismo poggia sul decreto legislativo 210 del 2021 (recepisce la direttiva europea sul mercato interno dell'energia e prevede, all'articolo 18, l'introduzione di un sistema di approvvigionamento a termine per promuovere lo sviluppo di nuova capacità di stoccaggio elettrico centralizzato), sulla delibera ARERA 247 del 2023 (fissa i criteri e le condizioni regolatorie generali che il meccanismo di stoccaggio deve rispettare, definendo le linee guida operative per l'approvvigionamento a termine da parte del gestore della rete) e sul decreto attuativo del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica dell'ottobre 2024 (approva formalmente la disciplina operativa proposta da Terna, dando attuazione pratica al mercato dei sistemi di accumulo e stabilendo le regole con cui le imprese possono partecipare alle procedure concorsuali per nuova capacità di stoccaggio).

Il divario da colmare entro il 2030

Perché tutta questa fretta? Perché il traguardo è ancora lontano. Secondo il Documento di Descrizione degli Scenari 2024, redatto da Terna e Snam, per integrare le rinnovabili l'Italia dovrà arrivare a circa 71,5 GWh di capacità di accumulo entro il 2030, di cui 57,5 GWh in impianti di grande taglia. Rispetto ai circa 16 GWh che Terna certificava a metà 2025, cresciuti da allora, significa più che triplicare la capacità in meno di cinque anni, e quasi tutta la crescita dovrà venire dai grandi sistemi, non dalle batterie domestiche.

L'ostacolo principale non è più la voglia di investire, che l'asta MACSE ha dimostrato abbondante, ma la rete. Collegare 10 GWh di nuove batterie nel Sud richiede potenziamenti della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) da completare in tempi stretti: è qui che si gioca gran parte della partita dei prossimi anni.

Dietro i numeri, la chimica

Questa corsa all'utility-scale ha un protagonista tecnologico preciso: il litio ferro fosfato (LFP), la chimica che ha reso le grandi batterie economiche e sicure abbastanza da vincere aste a prezzi così bassi. Tutti gli impianti aggiudicati al MACSE sono agli ioni di litio. Ma per coprire il fabbisogno di lungo periodo, e soprattutto l'accumulo di lunga durata, la ricerca guarda già oltre il litio, verso elementi chimici come il sodio, più economico e abbondante (ne parliamo nell'articolo di approfondimento sull'elettrolita solido al sodio).

Lo stato del mercato, intanto, sarà al centro anche dell'Osservatorio Electricity Market & Storage del Politecnico di Milano, i cui risultati saranno presentati il 24 novembre 2026. Ma la fotografia di partenza è già leggibile oggi, nei dati ufficiali di Terna.

Fonti

  • Terna, portale dati ufficiale dati.terna.it (registro Gaudì), sezione Generazione > Accumuli: potenza, capacità e numero dei sistemi di accumulo installati, con dettaglio per regione, taglia, tipo e configurazione, scaricabili in formato tabellare ed Excel. I dati sulle nuove installazioni si riferiscono al primo semestre 2026.
  • Terna, «Prospettive di Sviluppo del Sistema Energetico 2050» (2025): capacità di accumulo elettrochimico installata a giugno 2025 pari a 16,4 GWh e 6,8 GW.
  • Terna, comunicato sugli esiti della prima asta MACSE, 1 ottobre 2025. Quadro normativo: D.Lgs. 210/2021; Delibera ARERA 247/2023/R/eel; Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica del 10 ottobre 2024.
  • Terna e Snam, «Documento di Descrizione degli Scenari 2024»: obiettivo di circa 71,5 GWh di capacità di accumulo al 2030, di cui 57,5 GWh di grande taglia.
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