L’ampiezza del sistema magmatico scoperto nel sottosuolo toscano e il relativo calore estremo erano rimasti non misurati a causa della mancanza di un vulcano a segnalarne in maniera visibile la presenza sul territorio.
Attività vulcanica sporadica, la scoperta di un vasto serbatoio magmatico
La regione Toscana ospita solo un'attività vulcanica sporadica, eppure, a una profondità compresa tra gli 8 e i 15 chilometri, gli scienziati hanno stimato la presenza significativa di magma fuso, un volume pari a oltre 5.000 km³.
Si tratta di una quantità di materiale fluido supercritico così elevata che potremmo paragonarla approssimativamente a quella presente nelle camere magmatiche superiori del famoso supervulcano di Yellowstone (USA).
Ciononostante, a differenza del Nord America, non ci sono segni visibili ad occhio nudo come nubi di zolfo o sorgenti termali, sulla superficie della costa occidentale della nostra penisola che rivelino la presenza di questo gigante che dorme silenziosamente.
Immagine - Modello concettuale della Provincia Magmatica Toscana (Credits: Lupi et al., Communications Earth & Environment, 2026).
La scoperta è stata fatta da un team internazionale di geologi e vulcanologi, guidato dai ricercatori dell'Università di Ginevra (UNIGE) in Svizzera in collaborazione con i colleghi dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
«Sapevamo che questa area geografica, che si estende da nord a sud della Toscana, è attiva da un punto di vista geotermico, ma non ci rendevamo conto del fatto che contenesse un volume così grande di magma, comparabile a quello di sistemi supervulcanici come quello di Yellowstone», spiega Matteo Lupi autore principale e ricercatore dell'università svizzera.
Le dimensioni del serbatoio magmatico nel sottosuolo della Toscana sono state misurate utilizzando una rete di sismometri, che sono in grado di sondare il sottosuolo un po' come fare una radiografia alla Terra. I dati raccolti dai ricercatori sono serviti a modellare la parte più alta (i primi 15 chilometri) della crosta continentale toscana.
«Questi risultati sono importanti sia per la ricerca di base sia per applicazioni pratiche, come l’individuazione di bacini geotermici o giacimenti ricchi di litio e terre rare, elementi che vengono usati, ad esempio, nelle batterie dei veicoli elettrici», scrive il Dott. Lupi.
«Oltre al grande interesse scientifico, questi studi mostrano che la tomografia può essere uno strumento utile per la transizione energetica poiché rende possibile l’esplorazione del sottosuolo in modo rapido e a basso costo» prosegue il ricercatore.
In base all'analisi dei dati fatta dai ricercatori, la crosta intermedia della regione Toscana sembrerebbe ospitare un grande serbatoio magmatico.
Nello studio, pubblicato su Nature, gli autori scrivono che il volume della rete magmatica è pari a quello di «alcuni dei più grandi sistemi eruttivi a livello mondiale, come Taupō (https://volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=241070 ), Long Valley ( https://www.usgs.gov/volcanoes/long-valley-caldera ) e Yellowstone. Tutti questi sistemi vulcanici hanno avuto super-eruzioni.»
Tuttavia, in Toscana, non vi è traccia di alcuna eruzione associata a questo sistema geotermico.
Non avendo vie di fuga, gli scienziati prevedono che nel sottosuolo poco profondo i fluidi supercritici potrebbero superare temperature di 500 °C.
«Il motivo per cui questa grande quantità di magma non ha mai dato origine a eruzioni è una questione enigmatica e discussa tra i ricercatori» concludono gli autori.
«Queste fusioni parziali della roccia potrebbero aiutare a capire i processi evolutivi a lungo termine che avvengono nei sistemi vulcanici che hanno avuto super-eruzioni e nei sistemi ad alta entalpia su scala regionale che non hanno (ancora?) eruttato».
Riferimenti
Lo studio “High-enthalpy Larderello geothermal system, Italy, powered by thousands of cubic kilometres of mid-crustal magma” è stato pubblicato su Communications Earth & Environment



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