[15/06/2009] Tutto è cominciato in una tranquilla mattina di novembre.
Una classe (Ia superiore, 25 studenti, 14-15 anni equamente ripartiti fra maschi e femmine) aspetta pronta alla difesa di immagine: perché questi incontri? Non siamo mica matti! Noi non abbiamo problemi!
Di colpo la novità: non sarebbero stati sottoposti a test, né osservati, giudicati, catalogati, ma gli sarebbe stato offerto un mare di informazioni "scientifiche" sul cervello, dove ognuno avrebbe potuto attingere a seconda dei propri bisogni, dei dubbi da chiarire, delle curiosità a cui rispondere e con il diritto alla parola.
Sì, gli è stato anche detto che tutto sarebbe avvenuto nel rispetto delle regole di una buona convivenza: l' hanno trovato un patto accettabile.
E la storia del cervello è iniziata: interessante, veloce, con precisi riferimenti alle funzioni che svolgeva via via che proseguiva nel suo percorso antropologico. (Triune Brain - la teoria dei tre cervelli di Paul MacLean: il cervello rettile, emotivo, neocorteccia o cervello pensante).
Un documentario sull'evoluzione umana, divulgato in televisione da Piero Angela, racconta quando l'uomo pianse per la prima volta alla morte della compagna.
Forse è stato il "vagito" del cervello emotivo, oppure no, ma è stato bello immaginarlo.
I ragazzi stentano a credere che le loro emozioni, a cui non attribuivano né un'esistenza né un nome, abbiano sede nel cervello e soprattutto che tutti le abbiano.
"Ah! Si chiamano emozioni!" quelle reazioni a volte chiare, a volte confuse, a volte incontrollabili: scatti improvvisi di rabbia, entusiasmo ingestibile, timidezza insuperabile, paure, desideri "tutto e subito", aggressività esplosiva che spaventa e il bisogno sempre e comunque di comunicare.
"E le emozioni, come si mostrano?
Scrive Damasio: "Le emozioni usano il corpo come teatro".
Capita proprio in classe un episodio che ci aiuta a comprenderlo. Entrano due ragazzi di una sezione diversa per dare una informazione.
Una studentessa alla vista dei due e in particolare di uno dei due, scompare dentro il banco. Quando, finita la comunicazione, i ragazzi se ne vanno, la studentessa dai lunghi capelli ricci, riemerge tutta rossa in volto.
I compagni ridono, ma vengono subito bloccati, perché c'è una dimostrazione in corso: la visibilità della grande emozione è espressa in parte dal rossore del viso della fanciulla, rossore che da quel momento avrà il diritto di cittadinanza tra i banchi di scuola.
Poi nella studentessa ci sarà un rientro dell'emozione che la coscienza trasformerà in sentimento. Era arrivato il momento di parlare specificatamente delle emozioni primarie: paura, rabbia, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa.
Queste inclinazioni biologiche presenti fin dalla nascita e forse anche prima, necessarie alla sopravvivenza e protagoniste della comunicazione, non sfuggono all'influenza dell'esperienza personale della cultura.
Proprio nella socializzazione potrebbero verificarsi sofferenze emozionali che potrebbero esprimersi in indifferenza, disinteresse, inattività, comportamenti a rischio per se stessi e gli altri, disturbi della memoria e del giudizio.
Scrive LeDoux: "Ci vuole igiene emotiva per conservare la salute mentale e i disturbi mentali riflettono per lo più un ordine emotivo infranto".
Ora per i ragazzi è facile collegare i "disordini emozionali" e tanti loro malesseri. Ecco perché mi sudano le mani, ecco perché sbatto gli occhi, ecco perché non riesco a riportare per il cambio un acquisto difettoso e le tante paure sociali: paura di perdere il proprio passato (sindrome di Pollicino), paura di non essere all'altezza delle aspettative degli altri"¦ paura di non poter dire la propria opinione o di non potersi ribellare a qualcosa o a qualcuno etc.
| Fig.1 |
Fig.1 Joseph LeDoux ©nyu.edu
Scrive uno studente di 15 anni: "la paura sociale è quella cosa che primeggia nei nostri cervelli".
Finalmente prendendo coscienza di sé è come se fossero entrati nel loro castello dove la conoscenza scientifica ha sostituito l'elettricità.
Scriveva Pirandello: "E la chiaria cresceva, cresceva".
E poi la neocorteccia.
Ai ragazzi è stata descritta come un casco, termine a loro familiare, che avvolge il cervello con numerose e profonde pieghe e ha anche questo compito meraviglioso: raccogliere tutte le nostre conoscenze, le nostre esperienze.
Però il cervello non può fissare tutti i dati che gli arrivano, sono troppi.
La memoria allora a seconda della qualità e della quantità emotiva del dato in corso, tratterrà il ricordo per una manciata di secondi (memoria sensoriale) o per una ventina di minuti (memoria breve) o per tutta la vita memoria a lungo termine): in questo modo si formerà il nostro sapere.
| Fig.2 |
Fig.2 Schema del sistema limbico
Le nuove conoscenze li avevano rassicurati e l'autostima era cresciuta.
Il pensiero si intreccia con l'emozione e le emozioni scorrono nel corpo nell'inscindibilità mente-corpo e poi tutta l'unità mente-cervello-corpo può favorire una vita più cosciente e piena e soprattutto nei soggetti in crescita la prevenzione di varie forme di disagio che spesso avvicinano i ragazzi a scorciatoie facili e facilmente disponibili: alcool, droga, piccola criminalità etc.
Ora i ragazzi scrivevano sulla lavagna
relazionare = esistere.
Bibliografia
A.R.Damasio "Emozione e Coscienza" Adelphi
J.LeDoux "Il cervello emotivo" Baldini Castaldi Dalai editore
L. Pirandello "Novelle per un anno" A. Mondatori editore
A.Rumbolo "Io non ti salverò" Ed. Del Cerro
Sitografia:
Parallel Memories: Putting Emotions Back Into The Brain A Talk With Joseph LeDoux [2.17.97] http://edge.org/3rd_culture/ledoux/ledoux_p1.html
Triune Brain - Paul D. MacLean - From Wikipedia, The Free Encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Triune_brain
CNFA - Center for Neuroscience of Fear and Anxiety www.cns.nyu.edu/CNFA/
LeDoux Laboratory www.cns.nyu.edu/home/ledoux/
Antonio Rosa Damasio www.usc.edu/programs/neuroscience/faculty/profile.php?fid=27
Brain and Creative Institute - University of California www.usc.edu/schools/college/bci/



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